LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. SCHIRO’ Stefano – rel. Presidente –
Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –
Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –
Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –
Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
ORDINANZA INTERLOCUTORIA
sul ricorso 6789/2018 proposto da:
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi n. 2, presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente –
contro
C.A., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’avvocato Benzoni Martino, giusta procura in calce al controricorso;
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 647/2017 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE, pubblicata il 03/08/2017;
udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 25/09/2018 dal Pres. Dott. SCHIRO’ STEFANO.
FATTO E DIRITTO
La Corte:
a) considerato che il Ministero dell’Interno ha proposto nei confronti di C.A. ricorso per cassazione, sulla base di un motivo, avverso la sentenza della Corte di appello di Trieste n. 647/2017 in data 3 agosto 2017, con la quale è stato parzialmente accolto l’appello del suddetto C.A. contro l’ordinanza dei Tribunale di Trieste n. 252/2016, che aveva rigettato le domande dal medesimo proposte di riconoscimento della protezione sussidiaria o umanitaria, e riconosciuto a C.A. il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari;
b) rilevato che l’intimato ha resistito con controricorso e che il Procuratore generale non ha depositato conclusioni scritte;
c) ritenuto che il Ministero ricorrente, denunciando violazione di legge in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si duole che la Corte di merito abbia riconosciuto al richiedente il diritto al rilascio di una permesso di soggiorno per motivi umanitari, “valorizzando, in definitiva, il fatto che l’odierno intimato si sarebbe ben integrato in Italia (ivi svolgendo i suoi studi e coltivando i suoi principali legami sociali) e che in Gambia non avrebbe, invece, rapporti familiari di rilievo”, facendo discendere da questi fatti “la sicura prognosi di insormontabili difficoltà di immediata reintegrazione nel Paese di origine” e il diritto a un permesso per motivi umanitari”, senza però soffermarsi sulla situazione dell’intimato in Gambia, ma limitandosi ad affermare che “il Paese, pur essendo ormai transitato in un regime democratico, sarebbe in fermento e non garantirebbe ai civili un perfetto stato di sicurezza”;
d) rilevato d’ufficio che la normativa prevista dal D.L. 4 ottobre 2018, n. 113 – entrato in vigore dal successivo 5 ottobre ed avente ad oggetto, tra l’altro, disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica, con particolare riguardo a “disposizioni in materia di rilascio di speciali permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario nonchè in materia di protezione internazionale e di immigrazione” – potrebbe assumere rilevanza in ordine alla decisione sul ricorso in esame, con riferimento sia all’oggetto della domanda di protezione, che ai fatti dedotti in giudizio, che, infine, al motivo di diritto posto a fondamento dell’impugnazione;
e) osservato che sulla questione di cui al precedente punto d) non si è sviluppato alcun contraddittorio tra le parti e che pertanto appare opportuno, ai sensi del disposto dell’art. 384 c.p.c., comma 4, assegnare al Pubblico ministero e alle parti un termine, da determinarsi in gg. 60 dalla comunicazione della presente ordinanza, per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla questione rilevata al precedente punto d), con contestuale rinvio a nuovo ruolo della trattazione del presente ricorso.
P.Q.M.
assegna al Pubblico Ministero e alle parti il termine di gg. 60, a decorrere dalla comunicazione della presente ordinanza, per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla questione rilevata al precedente punto d) della motivazione e rinvia la trattazione del ricorso a nuovo ruolo.
Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2018.
Depositato in Cancelleria il 6 novembre 2018