La Camera dei deputati ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, presentata da Pd, M5S, AVS, IV e +Europa in seguito alla vicenda legata al mancato arresto del generale libico Almasri.
Durante la seduta del 27 marzo 2025, la mozione è stata respinta con 215 voti contrari e 119 favorevoli. Nessun astenuto. Il gruppo Azione ha scelto di non partecipare al voto.
Secondo i firmatari della mozione, il ministro avrebbe violato l’art. 10 della Costituzione e la legge n. 237/2012, omettendo di dare seguito alla richiesta della Corte Penale Internazionale (CPI) e assumendo un atteggiamento in contrasto con gli obblighi internazionali dell’Italia.
Nel suo intervento in Aula, il Guardasigilli ha definito le accuse "esasperate nei toni" e ha respinto ogni addebito:
"Tutto ciò ricorda i libelli dell’inquisizione: mancano solo le accuse finali di simonia e bestemmia e siamo a posto."
Il Ministro ha rivendicato la discrezionalità riconosciuta al suo ruolo dalla normativa vigente, ricordando che l’art. 2 della legge 237/2012 affida in via esclusiva al ministro della Giustizia i rapporti con la Corte penale internazionale, precisando che questi può attivarsi “ove occorra”.
Nordio ha ribadito che la richiesta d’arresto della CPI presentava elementi contraddittori, in particolare sul tempus commissi delicti:
"Il provvedimento era così viziato che la stessa Corte, dopo sei giorni, ha modificato l’elemento strutturale del reato."
Tra i punti citati dal ministro, anche la mancata allegazione della dissenting opinion di uno dei giudici, che metteva in dubbio la giurisdizione della stessa CPI.
Nordio ha fatto riferimento a pareri divergenti anche tra esperti autorevoli, come l’ex vicepresidente della CPI Tarfusser, il giudice Di Pietro, l’avvocato De Vita e il prof. Sabino Cassese, secondo i quali la procedura non avrebbe comportato un obbligo automatico di azione da parte del ministro.
In particolare, Cassese ha sostenuto che il ministro aveva ampia discrezionalità nel valutare l’opportunità di coinvolgere la Corte d’appello di Roma.
Nel suo intervento, Nordio ha risposto anche ad altre critiche emerse nel dibattito: dalla gestione del sistema carcerario ai suicidi in carcere, fino al dossieraggio dei parlamentari. A tal proposito, ha affermato:
"Se il ministro della Giustizia fosse penalmente responsabile di ogni suicidio, bisognerebbe processare tutti i suoi predecessori."
Secondo il ministro, gli attacchi ricevuti, anche da parte della stampa, farebbero parte di un disegno per ostacolare la riforma della separazione delle carriere e l’introduzione del sorteggio nel CSM:
"Più saranno sciatti e violenti gli attacchi contro di noi, più noi saremo forti e determinati. Più voi farete del vostro peggio, più noi faremo del nostro meglio."
Con la bocciatura della mozione, il Parlamento ha confermato la fiducia al Ministro della Giustizia.
La vicenda Almasri, tuttavia, rimane un nodo giuridico e politico delicato, che ha messo in luce le difficoltà interpretative e operative nella cooperazione con la giustizia penale internazionale.
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